4 tappe lungo l'Alta Via n.2 delle Dolomiti

(Puez, Sella, Marmolada)

Un bel trekking di 4 giorni attraverso i gruppi del Puez, del Sella e Marmolada. Un'esperienza splendida con il gruppo di sempre, lo IAC!

Tappe:

  • 12 luglio: Selva di Val Gardena - Rifugio Puez (2.475 m)
  • 13 luglio: Rifugio Puez - Rifugio Boé (2.871 m)
  • 14 luglio: Rifugio Boé - Rifugio Viel dal Pan (2.432 m)
  • 15 luglio: Rifugio Viel dal Pan - Rifugio Serauta (2.826 m)

Riassunto tappe:

  • Percorso totale: 44 km
  • Dislivello totale: 3.360/-2.970
  • Cartina tabacco 7 (Alta Badia, Arabba, Marmolada).

Si dormirà al Rifugio Puez (0471.795365), al Rifugio Boé (0471.847303) e al Rifugio Viel dal Pan (339.3865241).

Lasciamo l'auto al Rifugio Castiglioni (Lago di Fedaia) e con il Taxi ci facciamo portare alla Ciajota (Selva di Val Gardena) per la partenza.

Alla 4 tappa arriveremo nuovamente al Castiglioni dove ritroveremo l'auto, potremo svuotare lo zaino e prendere, se li abbiamo, i ramponi che saranno altrimenti forniti dalla guida ingaggiata per accompagnarci nella traversata della Marmolada. Per l'ultima tappa faremo una andata e ritorno al Rifugio Pian dei Fiacconi in bidonvia per proseguire con la guida sul ghiacciaio della Marmolada fino al Rifugio Serauta.

 

ATTREZZATURA

Quella che segue é una lista di quanto ho portato con me nello zaino da 40 litri. Il peso del "tutto" si aggirava sui 12 kg .

  • Vestiario per 4 giorni di trekking, cappello con visiera + cappello di lana, guanti, poncho per "utente" e zaino, sovrapantaloni antipioggia, pile o similare, giacca a vento, ciabatte, occhiali da sole, asciugamano, sacco lenzuolo, pigiama.
  • Cerotti, cerotti per vesciche, pomata antibatterica per le infezioni (es. a base di Gentamicina), antinfiammatori, tachipirina, crema solare protettiva, crema idratante, sapone/shampoo (consigliato in bustine monouso), salviette umidificate (al Boè non ci sono docce), spazzolino e dentifricio.
  • Cellulare e suo caricatore, macchina fotografica e suo caricatore, Garmin Dakota20, bussola, luce frontale, batterie di scorta, coltellino svizzero, libricino per i timbri dei rifugi (Marta, mi raccomando!).
  • Tessera CAI
  • Cartina Tabacco 1:25.000, carta 7
  • Sacchetti per la monnezza (si porta tutto a valle)

In rifugio acquisteremo i panini per il giorno seguente (portarsi quindi un pranzo al sacco per la prima ascensione). Le cene saranno tutte nei rifugi. Portarsi biscotti, frutta essiccata, tavolette energetiche e "generi di conforto" per spuntini veloci. Scorta d'acqua.

Leggi le Note Importanti per le Escursioni Proposte.

 

1 tappa (km 7, dislivello +900 m) - 2.30h

Partenza da La Ciajota (1.600 m) nei pressi Selva di Val Gardena Sentiero 14 fino al bivio con il sentiero 16 (1.750 m), Sentiero 16 fino a sella (2.400 m), Proseguire fino all'incrocio con AV2 (2.414 m), Proseguire in quota fino al Rifugio Puez (2.475 m).

E' possibile fare anche una tratta aggiuntiva dal Rifugio Puez (2.475 m) al Piz de Puez (2.913 m). Dislivello aggiuntivo +-438 m, tempo andata/ritorno 2.30h, 4 km. Noi abbiamo lasciato perdere visto che si stava rannuvolando.

Descrizione: Siamo partiti alle 10.30 da La Cajota percorrendo la Val Lunga, una splendida vallata il cui agevole ed ampio sentiero che la attraversa é frequentato da una miriade di turisti (passeggini inclusi). Raggiungiamo finalmente il bivio per il sentiero 16 ed iniziamo a goderci la vera montagna. Il sentiero 16 é agevole, ben segnato ed alterna tratti di lieve pendenza a qualche breve strappo. Proprio prima della salita finale, si attraversa un bellissimo avvallamento fiorito. Da qui si sale su scalini di legno (occhio a terra, potreste vedere le stelle alpine) fino ad arrivare sul tratto di sentiero che, quasi in piano, porta al Rifugio Puez.

   

Un paio di informazioni pratiche: non ci sono prese di corrente nelle stanze ma solo nelle sale comuni ed il cellulare prende solo all'esterno, in prossimità di una casetta lì vicino che da sulla Val Lunga.

Nota personale: non ho trovato nei gestori il calore e l'entusiasmo che cerco quando dormo in quota.

 

2 tappa (km 17, dislivello -900 +1.190 m) - 5.30h

Partenza da Rifugio Puez (2.475 m) Sentiero 2 fino a Fuorcla de Ciampei (2.366 m) Sentiero 2 fino a Fuorcla de Crespeina (2.528 m) Sentiero 2 fino a Fuorcla Cier (2.469 m) Sentiero 2 fino al Rifugio Jimmy (2.222 m) Sentiero 2 fino al Passo Gardena (2.121 m) Sentiero 666 fino a bivio con sentiero 667 (2.610 m) Proseguire fino a Rifugio Pisciadù (2.585 m) Partenza da Rifugio Pisciadù (2.585 m) Sentiero 666 fino a bivio con Sentiero 649 (2.912 m) Sentiero 649 fino a bivio con sentiero 647a (2.839 m) Possibile deviazione con sentiero 647 sul Antersas (2.907 m) Sentiero 647 fino al Rifugio Boè (2.871 m)

Il meteo non promette nulla di buono ma é la tappa più lunga e siamo solo al secondo giorno; ci consultiamo, ci copriamo bene e decidiamo di avviarci. Purtroppo, poco dopo la partenza, vediamo risalire dalla Val Lunga nuvole nere che rapidamente ci circondano; inizia a piovere e aggiungiamo, a quanto già indossiamo, la mantella ed i pantaloni anti pioggia. I guanti che avevo non erano impermeabili e vedrò di non commettere l'errore una seconda volta. L'acqua cadeva torrenziale e, nonostante le protezioni, ci siamo bagnati fin nel midollo. Il sentiero dal Puez alla Forcella Crespeina é agevole e largo. La pioggia non ha reso insicuro il cammino anche se é stato un peccato non aver avuto la possibilità di guardarsi attorno e di scattar foto.

 

Arrivati alla forcella la pioggia ci ha concesso una tregua ma le nuvole attorno non consigliavano una sosta e dopo un paio di scatti fotografici, siamo ripartiti. Il sentiero scende abbastanza rapidamente tenendosi sulla sinistra di una bellissima vallata stretta fra classiche guglie dolomitiche e successivamente prosegue su un sentiero che si sviluppa in piano per un pò, finché non risale fino a a Fuorcla Cier. Ricomincia a piovere. Abbiamo di fronte il Gruppo del Sella che, purtroppo, é immerso nelle nuvole. Iniziamo la discesa fino al Passo Gardena, il primo tratto é tra bellissime guglie di roccia ed anche qui il sentiero scende rapidamente rimanendo comunque agevole. Arrivati al Rifugio Jimmy siamo nuovamente bagnati fradici ma l'ambiente troppo chic e la voglia di arrivare al passo, ci ha spinto a proseguire. Dopo 2 ore e 15 minuti di cammino effettivo, arriviamo finalmente al caldo, e all'asciutto, per un percorso di 8 km, di cui 310 metri di salita e 645 metri di discesa. Ci fermiamo al bar/ristorante del Passo Gardena per più di 2 ore per vedere se smette di piovere poichè la seconda parte del percorso é decisamente più impegnativa e non può essere affrontata sotto la pioggia.

  

Nota di colore: il prossimo sentiero é il 666 e oggi é venerdì 13....

Smette finalmente di piovere: è ora di ripartire. L’attrezzatura non è propriamente asciutta ma le previsioni meteo sembrano favorevoli per completare la seconda parte del tracciato che ci porterà al Rifugio Boè passando per il Rifugio Pisciadù e ci incamminiamo. I primi 100 metri di dislivello sono su facile sentiero e poi si entra nel canalone del sentiero 666 che risulta ripido ma agevole fino a raggiungere il percorso attrezzato. Da qui si può proseguire anche se sprovvisti di imbrago ma è necessaria esperienza e passo fermo per tratti che comunque non sono esposti. Alla fine del sentiero attrezzato si arriva in breve al rifugio Pisciadù (2.585 m) che svetta sull’omonimo bellissimo lago. Sulle sue sponde, con le vette domeniche a contorno, non possiamo esimerci dalla classica foto di rito. Il sentiero sale subito ripido e ci porta ad affrontare un nuovo sentiero attrezzato che presenta qualche tratto un po’ impegnativo ma che, come prima, richiede esperienza ma non attrezzatura specifica per superarlo. Il cielo è tutt’altro che limpido e, purtroppo, non possiamo goderci il panorama che ci circonda. Terminati i tratti attrezzati, si prosegue in salita fino alla forcella (2.912 m) che si apre sull’altopiano delle Mesules. Il sentiero prosegue in discesa e si arriva ad un bivio i cui percorsi portano entrambi al Rifugio Boè.

 

Nota bene: la cartina ci ha tratto in inganno perché indicava un solo “+” lungo il sentiero basso. La cartellonistica, invece, consiglia di prendere il sentiero alto n.647 che passa per l’Antersas e sono dello stesso avviso. Il tratto attrezzato del 647a corre lungo la parete sud dell’Antersas ed è indicato come EEA (richiede imbrago). Noi abbiamo seguito il sentiero 647a. Poco dopo il tratto attrezzato siamo arrivati comodamente al Rifugio Boé (2.871 m). Il Rifugio Boé non ha docce né acqua calda ma i gestori, Ludwig Vaia e sua moglie, sono fantastici e avremmo voluto rimanere lì qualche giorno per goderci l’ospitalità. Informazione pratica: il cellulare può essere caricato solo a determinati orari (chiedete ai gestori) in cui il generatore alimenta le prese che si trovano nella sala comune.

 

3 tappa (km 11, dislivello -1250 +810 m) - 3h

Da Rifugio Boè (2.871 m) Sentiero Ludwig Weg, Sentiero 672 fino a Piz Boé (3.152 m) - Rifugio Capanna Fassa Rifugio Boè (2.871 m), Sentiero Ludwig Weg, Sentiero 672, Rifugio Boè (2.871 m), Sentiero 627, Rifugio Forcella del Pordoi (2.829 m), continua sul Sentiero 627 fino al Passo Pordoi (2.239 m), Sentiero 601 fino al Rifugio Viel del Pan (2.432 m)

La tratta dal Rifugio Boè al Rifugio Viel Dal Pan non è molto lunga e abbiamo deciso di concederci la salita alla Capanna Fassa (3.152 m) seguendo il percorso “Ludwig Weg” che parte dal Rifugio Boè tracciato proprio da Ludwig Vaia. Il sentiero è facile ed è presente un breve tratto attrezzato da una cengia metallica non impegnativo. Si arriva ad una sella che si congiunge con il sentiero 672 su cui proseguiamo per una ripida salita. Arriviamo a poche decine di metri dalla vetta, in corrispondenza di un tratto un po’ esposto, ma decidiamo di tornare indietro (per la stessa strada): si è alzato il vento e le nuvole limitano la visibilità. In tutto abbiamo fatto 360 metri di salita/discesa su 2,2 km per 1 ora di cammino. Peccato, sarà per la prossima volta! Siamo ritornati al Rifugio Boè per gustarci un piatto di speck e un’ottima torta di mandorle per poi, infine, ripartire.

Dal Rifugio Boè fino al Rifugio Forcella del Pordoi si percorre un sentiero in continuo saliscendi finchè, dalla forcella, si prende la ripida discesa che porta all’omonimo passo. Dal Passo Pordoi (2.239 m) si risale brevemente per un sentiero che taglia prati in fiore fino a “scavallare” sul tratto, molto bello, che porta al Rifugio Viel Dal Pan. La vista spazia dai verdi prati alla Marmolada che si staglia di fronte a noi. Il Rifugio Viel Dal Pan è un vero e proprio albergo in alta quota (2.432 m) con docce calde “senza gettone” e piumoni su confortevoli letti per camere da 2 o 5 posti. Gentilissimi i gestori. In tutto abbiamo percorso 11 km, 810 metri in salita, 1.248 metri in discesa per 3 ore e 45 di cammino ed 1 ora di sosta. La grandinata serale ci ha un po’ preoccupato in vista della traversata sulla Marmolada del giorno seguente.

   

 

4 tappa

Viel Dal Pan - Rifugio Castiglioni (km 4.6, dislivello -440 +80 m) - 1 ora 20 minuti

Rifugio Pian dei Fiacconi - Rifugio Serauta -  Rifugio Pian dei Fiacconi (Andata km 2.3, dislivello -320 +60 m) - 1 ora

Da Rifugio Viel del Pan (2.432 m) Sentiero 601 fino a bivio con Sentiero 601A (2.349 m), Sentiero 601 fino al Rifugio Castiglioni alla Marmolada (2.044 m), Tratta in bidonvia da Rifugio Castiglioni fino a Rifugio Pian dei Fiacconi (2.626 m), Capanna al Ghiacciaio (2.700 m), Traversata sul ghiacciaio, Rifugio Serauta (2.876 m) RITORNO:  Rifugio Serauta (2.876 m), Traversata sul ghiacciaio, Capanna al Ghiacciaio (2.700 m), Rifugio Pian dei Fiacconi (2.626 m), Tratta in bidonvia da Rifugio Pian dei Fiacconi fino a Rifugio Castiglioni.

La mattina seguente ci siamo alzati all’alba ed eravamo completamente immersi in una nuvola. Avevamo deciso di farci accompagnare nella traversata da una guida alpina e gli abbiamo inviato subito un messaggio per chiedergli un parere riguardo alle condizioni meteo. Abbiamo concordato di muoverci con calma perché il meteo avrebbe dovuto migliorare verso le 10. Al tempo stesso abbiamo deciso di evitare di fare la salita a piedi dal passo Fedaia fino al Rifugio Pian dei Fiacconi perché non avremmo avuto tempo sufficiente: abbiamo quindi optato per la bidonvia. Zaini in spalla, siamo scesi fino al passo dove, in corrispondenza della base della bidonvia, abbiamo incontrato la nostra guida. Il tempo era migliorato anche se c’erano nuvole nei dintorni. Dopo una rapida consultazione, abbiamo dato retta alla guida e siamo partiti.

 

Sembra che la vecchia bidonvia verrà smantellata e devo dire che, per quanto possa essere quasi considerata un “monumento storico”, avrei preferito utilizzare un impianto un po’ meno “aperto”. Ma è un problema mio visto che soffro di vertigini… Il tempo sembra buono e iniziamo la traversata. La guida ci racconta diverse cose sulla morfologia del Gruppo della Marmolada, su quanto velocemente il ghiacciaio si stia ritirando ghiacciaio e sulla guerra. Quando arriviamo finalmente al ghiacciaio vero e proprio, indossiamo i ramponi e ci leghiamo in cordata: la guida in testa e noi a seguire. Il passo va mantenuto costante e la corda deve essere mantenuta tesa. Purtroppo, a metà del tragitto, ci troviamo in mezzo ad un temporale con tanto di grandinata. L’esperienza è tutto fuorchè da ripetere ma procediamo al passo della guida che conosce il percorso e ci porta fino al Rifugio Serauta. Percorriamo 2,3 km, ascesa 320 metri, discesa 61 metri con 1 ora di cammino e 20 minuti di sosta (quasi tutti all’inizio quando ci venivano fornite le spiegazioni storiche e morfologiche dell’ambiente circostante.) Al Rifugio Serauta arriva direttamente la funivia ed è, sinceramente, deprimente: enorme, frequentato da turisti di ogni genere e il servizio di ristorazione è simile ad una mensa da autogrill. Interessante il museo sulla Grande Guerra ma era tardi, oltrechè nuvolo, per una visita alle trincee. Abbiamo atteso che il tempo si ristabilisse per rifare il percorso a ritroso.

La morale che ho tratto da questa avventura è sicuramente questa: Se hai dubbi sulla sicurezza ad affrontare un percorso, non ascoltar nessuno al di fuori di te stesso. Non conta quanta esperienza in più, rispetto a te, gli altri abbiano.

 

Riassumendo

E’ stato un giro molto bello che sarebbe stato splendido se non avessimo avuto meteo pessimo dall’inizio alla fine. Purtroppo la visibilità è stata ridotta dalle tante nuvole attorno a noi e la pioggia ci ha fortemente condizionato. La seconda tappa è stata quella sicuramente più impegnativa da affrontare perché era la più lunga, con un buon dislivello sia in salita che in discesa ed alcuni tratti attrezzati. La pioggia decisamente non ci ha reso la fatica più leggera.

4 tappe lungo l'Alta Via n.2 - Puez, Sella, Marmolada